È Alexander Mora. Identificato uno degli studenti messicani desaparecidos

 

 Geraldina Colotti, 8.12.2014”Il Manifesto”

La mattanza di Iguala. Nel Guerrero e in tutto il Paese continua nelle piazze la protesta per i «43 scomparsi»

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La disperazione della madre dello studente di cui sono stati identificati i resti

 © Reuters

 

 

È ini­ziato ieri a Vera­cruz, in Mes­sico, il 24° Ver­tice ibe­roa­me­ri­cano: per discu­tere di edu­ca­zione, cul­tura e inno­va­zione. Si tratta di un incon­tro segnato dalla crisi pro­fonda che attra­versa il paese a seguito del mas­sa­cro di Iguala e della scom­parsa di 43 stu­denti. A più di 70 giorni dalla repres­sione con­giunta di nar­co­traf­fi­canti e poli­zia, che ha pro­vo­cato 6 morti e una cin­quan­tina di feriti, gli scom­parsi ora risul­tano 42.

Nella gior­nata di dome­nica i resti del gio­vane Ale­xan­der Mora, iscritto alla Escuela Nor­mal de Ayo­tzi­napa, sono stati iden­ti­fi­cati dagli esperti dell’università di Inn­sbruck, in Austria. Un labo­ra­to­rio par­ti­co­lar­mente attrez­zato per le ana­lisi dif­fi­cili, dove le auto­rità mes­si­cane hanno inviato i fram­menti di ossa cal­ci­fi­cati, rin­ve­nuti nella disca­rica di Cucula, vicino a Iguala. La squa­dra di antro­po­logi forensi argen­tini, nomi­nata dalle fami­glie dei ragazzi, ha dichia­rato che la borsa con­te­nente i resti del gio­vane Ale­xan­der Mora era già aperta quando sono arri­vati gli esperti e di non poter garan­tire sull’autenticità dei risul­tati. Il padre di Mora, un con­ta­dino, ha accu­sato «il governo cor­rotto e delin­quente che impe­di­sce di mani­fe­stare, che uccide e tor­tura», però ha preso atto dell’assassinio del figlio ven­tenne e ha indetto una veglia in casa, davanti alla foto del giovane.

Nello stato del Guer­rero, il gover­na­tore Roge­lio Ortega — che qual­che giorno fa i mani­fe­stanti hanno costretto a sfi­lare in una mar­cia di pro­te­sta con­tro l’impunità — ha decre­tato tre giorni di lutto e, durante una con­fe­renza stampa, ha osser­vato un minuto di silen­zio «per gli eroi e i mar­tiri di Ayo­tzi­napa». Ortega governa a inte­rim dopo la fuga del suo potente pre­de­ces­sore, Angel Aguirre Rivero, coin­volto nel mas­sa­cro di Iguala. Secondo le con­fes­sioni di alcuni pen­titi, arre­stati dopo i fatti del 26 set­tem­bre, la poli­zia avrebbe con­se­gnato i 43 ragazzi ai nar­co­traf­fi­canti dei Guer­re­ros Uni­dos per­ché fos­sero uccisi e atten­ta­mente occul­tati, sta­volta bru­ciati nella disca­rica di Cucula, dove sono stati tro­vati resti calcificati.

A ordi­nare la feroce repres­sione sarebbe stato l’ex sin­daco Luis Abarca per impe­dire una con­te­sta­zione al comi­zio della moglie, Maria Pineda Villa, sorella di nar­cos. E Rivero sarebbe stato al cor­rente. Sem­bra così con­fer­mata la ver­sione ini­ziale for­nita alla stampa dal pro­cu­ra­tore gene­rale Jesus Murillo Karam, che l’ha ripe­tuta dome­nica, con­fer­mando la deten­zione di 70 per­sone, tra cui 44 poli­ziotti muni­ci­pali e assi­cu­rando che l’inchiesta andrà avanti «ad ogni costo e senza guar­dare in fac­cia nes­suno». Nono­stante le riforme liber­ti­cide varate dal pre­si­dente mes­si­cano Enri­que Peña Nieto per impe­dire le mani­fe­sta­zioni, le mobi­li­ta­zioni con­tro «il cri­mine di stato» non si fer­mano in tutto il Paese. Dopo la noti­zia, per le strade del Mes­sico si sono nuo­va­mente riem­pite di mani­fe­stanti ed è nuo­va­mente risuo­nato il grido: «Ne man­cano 42», e «Fuori Peña Nieto».

Il pre­si­dente, dome­nica ha par­te­ci­pato all’atto di chiu­sura del Decimo Incon­tro ibe­roa­me­ri­cano degli impren­di­tori, in pre­senza del re di Spa­gna, Filippo VI, di alte cari­che poli­ti­che e rap­pre­sen­tanti delle imprese e delle uni­ver­sità. Ha ini­ziato con l’inviare mes­sag­gio di «soli­da­rietà» alla fami­glia di Ale­xan­der Mora. A Vera­cruz, dove sono invi­tati i capi di stato di 22 paesi (19 lati­noa­me­ri­cani, più Spa­gna, Por­to­gallo e Andorra), molte le defe­zioni, a par­tire dalla pre­si­dente bra­si­liana Dilma Rous­seff e dalla sua omo­loga argen­tina Cri­stina Kirchner.

Un pre­ciso segnale di esau­ri­mento del ver­tice, nato nel 1991 in Mes­sico ma inca­pace di com­pe­tere con altri orga­ni­smi con­ti­nen­tali come Celac o Una­sur e per que­sto dila­zio­nato a un incon­tro uffi­ciale ogni due anni a par­tire da ora. Il neo­li­be­ri­sta Nieto ha rice­vuto l’appoggio del suo omo­logo spa­gnolo Mariano Rajoy e l’assicurazione che la Guar­dia Civil spa­gnola assi­sterà il pro­getto della nuova Gen­dar­me­ria. Al ver­tice ha par­te­ci­pato anche il pre­si­dente vene­zue­lano Nico­las Maduro. Nel 2007, durante il Ver­tice ibe­roa­me­ri­cano in Cile, il suo pre­de­ces­sore, Hugo Cha­vez, venne apo­stro­fato dal re Juan Car­los I di Spa­gna con la frase «Per­ché non stai zitto?», per­ché aveva più volte chia­mato fasci­sta l’allora primo mini­stro spa­gnolo José Aznar.